Arrivi a voi il nostro anticipato buongiorno carico di speranza e buon umore dalla terra degli elefanti colorati e madre di tutte le rassegnazioni. Al giorno lavorativo numero 2 possiamo solo ascrivere cose decisamente positive, a partire dal fatto che la collaborazione con il Project leader di turno corre speditamente su binari di cooperazione e di assistenza. Andrea e Giuseppe (O’Colonizzatore) hanno instaurato un ottimo feeling con Dorah ed insieme scandiscono il ritmo delle attività con tempi assolutamente inpensabili che ci confortano per il prosieguo della missione. Con domani dovremmo chiudere i lavori riguardanti la prima applicazione software ed archiviarla positivamente. Francesca e Marco sono invece addetti alla catalogazione del lavoro dei due “sistemisti” e svolgono l’attività di B-tester delle parti rilasciate e condivise. Rileggendo quanto scritto mi rendo conto che l’immagine che sto trasferendo è molto vicina a quella che chiunque operi nel nostro settore potrebbe riconoscere aprendo la porta del proprio ufficio, sia per i ruoli, la professionalità e la tecnologia con le quali è uso misurarsi quotidianamente. Sarà quindi mia premura correggere immediatamente tutte le sfumature di azzurro e di rosa che in questo momento vi stanno passando per la mente: vi ricordo che siamo ad Hyderabad A.P. – India, negli uffici di Vichy e che il nostro interlocutore ha si e no un concetto approssimativo della vita, e pertanto figuriamoci quello del professionista …
In passato ho accennato alle condizioni climatiche a cui il nostro team è sottoposto durante la permanenza nei locali di Vichy, ma oggi ritengo sia il caso di approfondire questo tema con dettagli ed espressioni immaginifiche in grado di trasferirvi lo stato di estremo disagio con cui ci misuriamo.
- Temperatura esterna media 34°C, umidità relativa 87%
- Temperatura interna media 11°C, umidità relativa 14%.
Le escursioni termiche sono quelle che una normale Nave Stellare subisce a WARP 11 passando dall’equatore al cucuzzolo dell’Himalaya a velocità di curvatura. Noi, che l’USS Enterprise l’abbiamo dimenticata a casa, facciamo lo stesso semplicemente aprendo la porta dell’ufficio. La premurosa regia di accoglienza dei “Local Host” prevede che il tavolo (…ino) messoci a disposizione per piazzare i nostri notebook sia al centro esatto della confluenza dei flussi d’aria di un primitivo sistema di refregerazione (mi rifiuto di chiamarlo climatizzazione) che genera una perturbazione a bassa quota a 11°C costanti. Dal secondo giorno abbiamo rivisitato il layout della stanza cercando un angolo dove i venti di tormenta soffiassero con minor violenza e vi abbiamo riposizionato l’arredo. Come pinguini al Polo Sud ci raccogliamo l’uno accanto all’altro nella speranza di preservare qualche ulteriore decimo di grado di calore dal nostro corpo e che non abbia ad essere disperso nel sistema di ricircolo dell’aria. L’abbigliamento che ha affollato le nostre valige ricalca nelle scelte il concetto ed il contesto geografico che India propone sui libri di geografia e sui cataloghi delle agenzie di viaggio, dimenticando (per coloro che già avevano avuto esperienze Asiatiche), o ignari del loro modo di fruire della modernità e della tecnologia. A riprova di ciò, ogniuno di noi ha fatto i primi acquisti nei negozi in cui fossero esposti maglioni, felpe o giacche a vento e quant’altro in grado di proteggerci dalla polmonite. L’assurdo è che per riprenderci dal freddo siamo costretti a scendere le scale del palazzo (vd. Foto) e riversarci per strada alla mercè del caldo appiccicoso, dello smog e delle lordure maleodoranti lasciate a marcire in ciò che loro definiscono città, mentre noi, più romanticamente, preferiamo ricordarla col nome di “discarica a cielo aperto” (Discarykhabad).

Direzione Generale di Vichy
La sera vede tutti impegnati nelle abitudini di sempre: chi spossato schiaccia un pisolino pre cena, chi ritorna a lasciare le proprie impronte sulla tastiera e chi in palestra a scaricare la giornata e a ritonificare … la speranza. Francesca si aggrappa a Facebook e non lo molla più. Comunicare, comunicare ed ancora comunicare. Per lei è un bisogno primario. Sia nel momento della formulazione del pensiero che nell’atto dello scrivere Francesca commenta il proprio stato d’animo con una una mimica facciale involontaria di estrema espressività, naturale conseguenza del carattere solare e delle qualità positive che la rendono unica. Dolce, sorridente e sempre disponibile è la parte buona ed elegante del gruppo. E’ colei che con le sue premure (mutuate dalle mille attenzioni verso il suo Andrea) rende la nostra giornata meno … da caserma …!!! Andrea, di contro, è il suo orsacchiotto silenzioso. Masculo calabro-latino si esprime solo in caso di necessità misurando gli interventi in funzione delle reali necessità della situazione. Risoluto e spiccio ha l’incarico di proteggere Francesca … sia da se stessa che dalle sue apprensioni. Caustico e tagliente come una Katana, Andrea riesce a cogliere il lato ironico di ogni situazione da cui trae spunto per costruire momenti di ilarità e buon umore. Marco e Giuseppe sono i suoi bersagli di eccellenza.
Ultima situazione degna di nota è quella che ha visto il gruppo cimentarsi con successo in ciò che ritengo essere il più classico dei momenti di imbarazzo, ossia il formulare apertamente apprezzamenti su una donna che ti passa accanto. Nel nostro caso lei è semplicemente bellissima. Alta, capelli lunghi castani, sciolti sulle spalle e liberi di giocare con l’aria, carnagione armoniosamente abbronzata ed il portamento di colei che sa di essere sempre al centro dell’attenzione. Sulla pelle una giacca ed un pantalone di lino bianco la cui trasparenza risolveva ogni dubbio sulle dimensioni dell’intimo. Sandali di foggia essenziale ad esaltare la perfezione dei piedi incredibilmente curati. Null’altro addosso le conferiva l’eleganza di colei che può permettersi di essere vestita solo di se stessa. La nostra ammirazione è parsa subito evidente sia dalle espressioni dei volti che dall’irrefrenabile volontà di comunicare i numeri delle rispettive stanze, numeri che ogniuno di noi avrebbe voluto completare e personalizzare con altri numeri da sperimentare con l’esemplare femmina. Collezioni di farfalle, di monete e di francobolli sono magicamente comparsi, pronti ad essere … impugnati all’occorrenza. Lei, con incedere sicuro e luminoso, avvicinandosi lentamente a Marco, con un filo di voce gli ha domandato “... Italiani anche voi? Da dove venite? Business o turismo? Io sono di Messina ma vivo a Los Angeles da diversi anni ...”. Business, … business è stata la risposta di Marco che nel frattempo aveva interrotto ogni funzione vitale …
…Business … business ho pensato subito io: siamo nel campo dei servizi a valore aggiunto. Produciamo, confezioniamo ed esportiamo figure di merda … all over the world!!! Orecchie basse modello Ganesh e tutti a nanna.

... tutti a nanna ...
… as usual we deliver the unexpected …










patunfola ha detto,
19 agosto 2009 a 16:40
p.s. TU SAI CHE NON DEVI GUARDARE LE ALTRE DONNEEEEEEE AHAHAHAHAH
emanuele z. ha detto,
3 settembre 2009 a 14:43
Produciamo, confezioniamo ed esportiamo figure di merda … all over the world!!!
GRANDE!!!