7 – Ganesh Festival
28 agosto 2009 a 08:18 (Uncategorized)
Tags: festival, ganesh, Hyderabad, virinchi
Day 9 – Quando Ganesh incontra Oronzo Kalì …
21 agosto 2009 a 07:24 (Welcome India)
Tags: Hyderabad, India, Oronzo, Vitia, Vittorio
Vi siete mai domandati cosa potrebbero dire due Divinità potenti e venerate come Ganesh e Kalì quando mai dovessero incontrarsi a spasso per Hyderabad? Effettivamente questa è una domanda che in tempi recenti, e non sospetti, non ci aspettavamo, neanche come effetto secondario della sperimentazione di acidi di nuova generazione. Poichè la vita è un continuo divenire di sorprese, oggi ci ritroviamo forzatamente motivati e contenti di dare una risposta a tutti gli attenti lettori sulla spinosa questione. Siamo altresì convinti che essere dentro una notizia di tale spessore è motivo di appassionante chiacchiericcio per tutti coloro i quali traggono dal gossip spunti di conversazione e che la morbosità di tale informazione potrà essere elemento evidenziante di ogni forma di deviazione o di aggravio di turbe psichiche latenti.
Wikipedia, chiamata a soccorso della nostra ignoranza, ci riporta di Ganesh una definizione che dice:
“…Dio più conosciuto e venerato; figlio primogenito di Shiva e Parvati, viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo, suo veicolo … (omissis) … Tipicamente, il suo nome è preceduto dal titolo di rispetto induista, Shri.”

Il Dio Ganesh nel pieno della forma ....
Anche di fronte ad una lettura superficiale e svogliata non possiamo non essere attratti da un paio di passaggi che quantomeno destano interrogativi , dubbi o riflessioni. Parto dal presupposto che non mi permetto di giudicare il fatto che il volto di Ganesh abbia sembianze di elefante poichè nel giudicare un individuo l’immagine è sicuramente meno importante degli atteggiamenti ed i modi di fare. Una persona bruttina ma simpatica risulterà attraente per la simpatia, una intelligente per le qualità della mente e così via. Se così non fosse, il professor Stephen Hawkings non sarebbe la persona di successo che è. Personalmente ho esperienza di due ex suocere che all’apparenza potevano sembrare normali ma che in realtà, dopo una piccola grattatina alla vernice si sono rivelate nelle vere sembianze, e cioè la prima la reincarnazione di un cinghiale per classe e maniera e la seconda quella di Tutankamom (nella tipica posizione da sarcofago) per l’ovvio spiccato dinamismo che trasuda da una mummia.
Il fatto che il Dio in questione si presenti in pubblico con una sola zanna fa presumere che vivere non fosse facile già ai tempi in cui egli bazzicava le strade del suo Regno. Le due possibili teorie sono che avesse il suo bel da fare a tenere a bada i bracconieri di avorio, oppure, nella peggiore delle ipotesi,che già allora i dentisti costassero un occhio della testa, ma di questo non sapremo mai la verità. Ritornando alla sua figura, già di per sè sgraziata per i tratti del viso e per sorriso asimmetrico (per non dire che orecchie e naso oggi sarebbero la gioia del conto in banca di qualsiasi chirurgo plastico), si completa con lo sfoggio di una perfetta “tartaruga” di addominali, sfortunatamente dalla parte del guscio. Sinceramente, che il divino pargolo agiti contemporaneamente quattro braccia non lo ritengo invece un argomento da trattare con meraviglia e stupore. Quale donna al mondo non può in tutta franchezza affermare che almeno una volta nella propria vita ha avuto a che fare con un uomo provvisto di almeno quattro braccia…??? … Talvolta anche dispari per coloro più dotati di altri…??? Ganesh risulta almeno in questo in linea con le aspettative …
La parte inquietante arriva adesso: … Ganesh si muove a cavallo di un topo! … ( … ) … E qui francamente mi mancano le parole…. Non sono solito rimanere senza la capacità/possibilità di analizzare e di dibattere le situazioni che la vita ci alterna al cospetto, ma in presenza del Dio Cowboy e di Topo Gigio modello Furia, non credo di essere in grado di farcela. L’immagine di Dumbo che monta a pelo Ratatouille esubera ogni mio tentativo di commento e probalilmente anche la più fervida, sfrenata o malata fantasia che mente della Pixar potrebbe partorire. Ad Majora …
L’ultima riflessione è sul prefisso Srih. Tutto l’organigramma di Vichy è infarcito di gente che si chiama come il prefisso: Sreekanth, Sreenath, Sreenevasa, Sreemeth … Srih (Sree) in Indu sembra voler dire Signore, pertanto a ben comprendere siamo in presenza del Sig. Kanth, del Sig. Nath e quindi dei Signori Nevasa e Meth. Tutti discendenti da Ganesh, tutti Signori degli elefanti…. Noi meschini abbiamo solo Moira Orfei e probabilmente ci avanza anche!
La nostra kalì in realtà è l’incommensurabile Oronzo (Kalì) detto O’Colonizzatore. Giuseppe impersonifica tutte le caratteristiche che contraddistinguono la divinità a partire dalle quattro braccia, gli occhi spiritati ed amminitori, il mouse brandito e agitato nell’aria come una spada Thug pronto a “decapitare” le timide proposte del malcapitato Dorah. Inflessibile, tenace e caparbio, O’Colonizzatore riesce a creare consenso intorno alla sua figura come un santone locale sui gradini del Gange a Varanasi: lui opera dai più modesti ma impegnativi gradini di Vichy. Muggiti e rantoli accompagnano il roteare di mani e di occhi durante la cerimonia del sacro Web. “… Ora scrivi …. adesso clicca … mo’ vattene ….” Comandi secchi e precisi che infligge al malcapitato del momento. La sua è catarsi pura, è vero karma, è come rivivere patre delle cerimonie segrete degli adoratori della Dea. Coloro che lo avvicinano entrano immediatamente in sintonia con l’aura emanata dal Beato Pugliese. I gesti si sostituiscono alla parola e le deboli menti locali eseguono le volontà del Sacro Programmatore come in stato di trance. Si toccano momenti di altissima spiritualità quando Oronzo pronuncia la formula magica nell’antica lingua Foggiano-Sassone … “èe_chke … tté .. tté .. ppè…” seguito dall’imposizione delle mani sulla tastiera: il rito è compiuto e come per magia si spalancano le porte del Web. Dorah, nostalgico e convinto colonialista, vede esaudito in Oronzo Kalì il desiderio di restaurazione del regime e si proclama primo seguace dell’impositore di Palo del Colle, provincia di Bari. A questo punto l’inglese non serve più, la parola in se non è più di utilità: solo pochi monosillabi scandiscono i gesti rituali di Giuseppe“fai … apri … mo’ chiudi o’faile … (nel frattempo muggiti e latrati riempiono la stanza) … ‘træsi … e mo’ te n’ escc… “. Dorah, folgorato dal carisma di Giuseppe, esegue qualsiasi ordine scampanellando orecchie a più non posso e trae da ogni gesto del nostrano Kalì un nuovo, profondo e significativo insegnamento. Noi, sbalorditi da tanta chirurgica precisione nell’incidere e formare le deboli menti Urdu e Telegu non possiamo che defilarci in silenzio e lasciare la scena a colui che con la sola imposizione delle mani ripristina e restaura i fasti ed il regime dei tempi della Regina Vittoria nella terra delle spezie. Lunga vita al Grande Colonizzatore, lunga vita ad Oronzo Kalì. (vd. foto).

Oronzo Kalì - O'Colonizzatore
E allora infine cosa potranno mai dirsi Ganesh e Oronzo Kalì incontrandosi a passeggio per le vie di Hyderabad, l’uno a cavallo del topo rampante e l’altro con il “mouse” da monta inglese? L’essenziale : uno scambio di sguardi ai rispettivi destrieri, e mentre il primo barrisce impennando l’irrequieta zoccola, il secondo, con beata serenità lo benedisce con un secco “… ma va fan’culo!”.
Una pietra miliare nell’integrazione tra i popoli.
… tutti in sella pronti per domani …
Day 8 – … GoooOOOooodmorning Phonemedia !!!
19 agosto 2009 a 11:33 (Welcome India)
Tags: Hyderabad, India, Vitia, Vittorio
Arrivi a voi il nostro anticipato buongiorno carico di speranza e buon umore dalla terra degli elefanti colorati e madre di tutte le rassegnazioni. Al giorno lavorativo numero 2 possiamo solo ascrivere cose decisamente positive, a partire dal fatto che la collaborazione con il Project leader di turno corre speditamente su binari di cooperazione e di assistenza. Andrea e Giuseppe (O’Colonizzatore) hanno instaurato un ottimo feeling con Dorah ed insieme scandiscono il ritmo delle attività con tempi assolutamente inpensabili che ci confortano per il prosieguo della missione. Con domani dovremmo chiudere i lavori riguardanti la prima applicazione software ed archiviarla positivamente. Francesca e Marco sono invece addetti alla catalogazione del lavoro dei due “sistemisti” e svolgono l’attività di B-tester delle parti rilasciate e condivise. Rileggendo quanto scritto mi rendo conto che l’immagine che sto trasferendo è molto vicina a quella che chiunque operi nel nostro settore potrebbe riconoscere aprendo la porta del proprio ufficio, sia per i ruoli, la professionalità e la tecnologia con le quali è uso misurarsi quotidianamente. Sarà quindi mia premura correggere immediatamente tutte le sfumature di azzurro e di rosa che in questo momento vi stanno passando per la mente: vi ricordo che siamo ad Hyderabad A.P. – India, negli uffici di Vichy e che il nostro interlocutore ha si e no un concetto approssimativo della vita, e pertanto figuriamoci quello del professionista …
In passato ho accennato alle condizioni climatiche a cui il nostro team è sottoposto durante la permanenza nei locali di Vichy, ma oggi ritengo sia il caso di approfondire questo tema con dettagli ed espressioni immaginifiche in grado di trasferirvi lo stato di estremo disagio con cui ci misuriamo.
- Temperatura esterna media 34°C, umidità relativa 87%
- Temperatura interna media 11°C, umidità relativa 14%.
Le escursioni termiche sono quelle che una normale Nave Stellare subisce a WARP 11 passando dall’equatore al cucuzzolo dell’Himalaya a velocità di curvatura. Noi, che l’USS Enterprise l’abbiamo dimenticata a casa, facciamo lo stesso semplicemente aprendo la porta dell’ufficio. La premurosa regia di accoglienza dei “Local Host” prevede che il tavolo (…ino) messoci a disposizione per piazzare i nostri notebook sia al centro esatto della confluenza dei flussi d’aria di un primitivo sistema di refregerazione (mi rifiuto di chiamarlo climatizzazione) che genera una perturbazione a bassa quota a 11°C costanti. Dal secondo giorno abbiamo rivisitato il layout della stanza cercando un angolo dove i venti di tormenta soffiassero con minor violenza e vi abbiamo riposizionato l’arredo. Come pinguini al Polo Sud ci raccogliamo l’uno accanto all’altro nella speranza di preservare qualche ulteriore decimo di grado di calore dal nostro corpo e che non abbia ad essere disperso nel sistema di ricircolo dell’aria. L’abbigliamento che ha affollato le nostre valige ricalca nelle scelte il concetto ed il contesto geografico che India propone sui libri di geografia e sui cataloghi delle agenzie di viaggio, dimenticando (per coloro che già avevano avuto esperienze Asiatiche), o ignari del loro modo di fruire della modernità e della tecnologia. A riprova di ciò, ogniuno di noi ha fatto i primi acquisti nei negozi in cui fossero esposti maglioni, felpe o giacche a vento e quant’altro in grado di proteggerci dalla polmonite. L’assurdo è che per riprenderci dal freddo siamo costretti a scendere le scale del palazzo (vd. Foto) e riversarci per strada alla mercè del caldo appiccicoso, dello smog e delle lordure maleodoranti lasciate a marcire in ciò che loro definiscono città, mentre noi, più romanticamente, preferiamo ricordarla col nome di “discarica a cielo aperto” (Discarykhabad).

Direzione Generale di Vichy
La sera vede tutti impegnati nelle abitudini di sempre: chi spossato schiaccia un pisolino pre cena, chi ritorna a lasciare le proprie impronte sulla tastiera e chi in palestra a scaricare la giornata e a ritonificare … la speranza. Francesca si aggrappa a Facebook e non lo molla più. Comunicare, comunicare ed ancora comunicare. Per lei è un bisogno primario. Sia nel momento della formulazione del pensiero che nell’atto dello scrivere Francesca commenta il proprio stato d’animo con una una mimica facciale involontaria di estrema espressività, naturale conseguenza del carattere solare e delle qualità positive che la rendono unica. Dolce, sorridente e sempre disponibile è la parte buona ed elegante del gruppo. E’ colei che con le sue premure (mutuate dalle mille attenzioni verso il suo Andrea) rende la nostra giornata meno … da caserma …!!! Andrea, di contro, è il suo orsacchiotto silenzioso. Masculo calabro-latino si esprime solo in caso di necessità misurando gli interventi in funzione delle reali necessità della situazione. Risoluto e spiccio ha l’incarico di proteggere Francesca … sia da se stessa che dalle sue apprensioni. Caustico e tagliente come una Katana, Andrea riesce a cogliere il lato ironico di ogni situazione da cui trae spunto per costruire momenti di ilarità e buon umore. Marco e Giuseppe sono i suoi bersagli di eccellenza.
Ultima situazione degna di nota è quella che ha visto il gruppo cimentarsi con successo in ciò che ritengo essere il più classico dei momenti di imbarazzo, ossia il formulare apertamente apprezzamenti su una donna che ti passa accanto. Nel nostro caso lei è semplicemente bellissima. Alta, capelli lunghi castani, sciolti sulle spalle e liberi di giocare con l’aria, carnagione armoniosamente abbronzata ed il portamento di colei che sa di essere sempre al centro dell’attenzione. Sulla pelle una giacca ed un pantalone di lino bianco la cui trasparenza risolveva ogni dubbio sulle dimensioni dell’intimo. Sandali di foggia essenziale ad esaltare la perfezione dei piedi incredibilmente curati. Null’altro addosso le conferiva l’eleganza di colei che può permettersi di essere vestita solo di se stessa. La nostra ammirazione è parsa subito evidente sia dalle espressioni dei volti che dall’irrefrenabile volontà di comunicare i numeri delle rispettive stanze, numeri che ogniuno di noi avrebbe voluto completare e personalizzare con altri numeri da sperimentare con l’esemplare femmina. Collezioni di farfalle, di monete e di francobolli sono magicamente comparsi, pronti ad essere … impugnati all’occorrenza. Lei, con incedere sicuro e luminoso, avvicinandosi lentamente a Marco, con un filo di voce gli ha domandato “... Italiani anche voi? Da dove venite? Business o turismo? Io sono di Messina ma vivo a Los Angeles da diversi anni ...”. Business, … business è stata la risposta di Marco che nel frattempo aveva interrotto ogni funzione vitale …
…Business … business ho pensato subito io: siamo nel campo dei servizi a valore aggiunto. Produciamo, confezioniamo ed esportiamo figure di merda … all over the world!!! Orecchie basse modello Ganesh e tutti a nanna.

... tutti a nanna ...
… as usual we deliver the unexpected …
Day 5 – 6 – 7 Grandi, grandissime teste di min…dia …
18 agosto 2009 a 09:24 (Welcome India)
Tags: Hyderabad, India, Vitia, Vittorio

Testa di min...dia
Rieccoci “alive” nel pieno spirito della missione: sopravvivere. Il sabato e la domenica sono stati santificati immolandoci alle più bieche pratiche ludiche ed al rispolvero di tutti i vizii in rigoroso ordine alfabetico. In entrambi i giorni festivi ci siamo svegliati animati da precisi obiettivi riguardanti la cura della persona e dello spirito. Trascinate le mortali e decadenti spoglie fuori dalle coltri, abbiamo giustamente iniziato con la “A” di Abuso di cibo al buffet della colazione. Nel rispetto delle secolari tradizioni, ogni italiano che si reca all’estero si trasforma in un Vichingo di mamma Turco-Libanese per ciò che riguarda la dieta del mattino. Il cappuccino e brioche o il caffè per i più frettolosi ed inappetenti, lontano da casa si trasforma in una pantagruelica abbuffata pari solo al cenone di capodanno. Zuccheri, grassi saturi e non, proteine e porcherie tutte si stratificano impilate sul piatto di portata scientificamente ammassate in un imbarazzante sovraccarico in aperta sfida alle leggi della fisica sulla statica dei gravi. La caccia al cibo è costantemente accompagnata da dotte disquisizioni sulla necessità di una sana e completa prima alimentazione, alibi naturale e pietosa giustificazione del fatto che si sta per ingurgitare in meno di 20 minuti quanto normalmente in una settimana tra pranzo e cena. Anche i fagioli con le cotenne trovano la giusta connotazione alimentare qualora accompagnate dal taumaturgico succo di ananas, che tanto fa bene e soprattutto che brucia i grassi. Che vergogna!!! Con la “B”, oltre alla Bulimia appena descritta, abbiamo rispolverato i concetti del Bivacco in tutte le forme ed accezioni. Seguendo una fine e perversa logica architettonica, ogni Hotel che si rispetti ubica la sala da pranzo a fronte piscina in modo da dare un continuum logico al concetto di ozio e di piacere e per convincere l’ospite che il paradiso in terra esiste. La mente umana normodotata si inceppa facilmente quando la scelta prevede l’opzione dello svacco, pertanto, per una forma di rispetto e pudore per coloro che ci leggono, sorvolo nel riferire di atteggiamenti e discorsi sostenuti dal gruppo durante la pratica del bovino ruminare a bordo acqua. Il lento trascinarsi della giornata (sia Sabato che Domenica, una fotocopia l’uno dell’altra) ha inevitabilmente portato tutti noi alla “C” di Cazzeggio tra la musica del DJ Balù, un giovane dimenticato alla console dal nome Disneyano (e particolarmente appropriato al luogo), e la pratica delle immersioni quando il termostato ci invitava ad intevenire sui tempi della nostra cottura. Hans, un signore americano di San Josè – CA, nato in Germania ma con un cognome polacco, è stata l’unico picco emozionale per il resto del tempo. Biglietto da visita rigorosamente pronto tra le mani e presentazione Watch America. Marco in quattro e quattr’otto era già diventato il suo migliore interlocutore ed amico. Vittorio poi, a suo dire, è un bellissimo nome italiano… Uhmmmm …. Amico amico ma ad almeno tre spanne dalle terga. Meglio non creare legami di imbarazzante cameratismo. Avesse almeno avuto qualche figlia da presentarci… ed invece, per come presumiamo egli interpreti i piaceri della carne, figli non avrà mai … !!!
Il Day seven ha decisamente segnato l’inizio delle attività lavorative tra i team. Puntuali come orologi svizzeri al quarzo, alle dieci in punto si presentano due dei Vichy Boys al primo appuntamento concordato: il segno divino ci conforta e ci predispone all’ascolto. Un paio d’ore dedicate alla presentazione di una delle applicazioni software passate tra documenti, interventi, scontri e confronti. Il tutto stranamente meglio del previsto. Sulle facce dei colleghi si intravvede uno spiraglio di ottimismo, ahimè subito ricacciato nel giusto confino a seguito di uno svarione tecnico elementare: il doppio monitor è stata la loro scoperta di oggi. Il nostro silenzio ha coperto l’imbarazzo. Non possiamo pretendere troppo e tutto di botto: il corso di “Windows fundamentals” è stato superato, adesso vedremo a che pagina sono arrivati di quello avanzato. Nel pomeriggio seconda sessione di lavoro con Giuseppe O’Colonizzatore che spronava i tecnici di O’Virinchione al limite delle loro possibilità sfidandoli sulle “tablespace” di Oracle e sulla pronuncia dei comandi di linea in barese strittt- strittt…. “you maked in which what file … “ esprimendo inoltre disappunto secondo il consolidato modello Oronzo (Neeeh… e Mouuu… seguito dall’imposizione degli occhie e mani) se questi dimostrano perplessità o difficoltà a comprenderlo!!!
All’uscita dalla sede di Vichy ci accoglie il primo vero acquazzone monsonico degno di essere chiamato tale. Dal cielo cadeva acqua calda con gocce del peso medio di due etti che all’impatto con il terreno sollevavano schizzi di fango e quanto di peggio normalmente alberga sulle vie. Immondizia, uomini, animali, mezzi di trasporto, si riversavano in un unico crescente fiume di liquame che trascinava con se ciò che restava delle bancarelle e dei negozi a bordo strada. Nei luoghi di confluenza l’acqua raggiungeva tranquillamente i sessanta/settanta centimetri di altezza annegando sia motorini che TucTuc. Loro, gli indiani, sono capitolo a sé. Fradici dalla testa ai piedi (l’ombrello per la pioggia non è stato ancora inventato in India, solo quello da sole!!!), scalzi in trenta centimetri d’acqua, non si riparano neanche da ciò che probabilmente solo Noè avrebbe potuto raccontare. Con un fazzoletto annodato in testa, catatonici come zombie al centro delle strade, sono noncuranti delle autovetture che spietatamente li puntano come dei marlyn in pieno oceano. In un tale disastro atmosferico l’unico a trarne un qualche giovamento è il traffico, incolpevole vedovo delle miriadi di 2 e 3 ruote che lo popolano. Tre lauree, due master ed il supporto di menti costantemente addestrate all’analisi ed alla logica più spinta non sono state in grado di comprendere la pratica del fazzolettino, lo stesso fazzolettino che nelle giornate di sole gli indiani utilizzano a guisa di casco guidando le loro motociclette. Alla faccia delle norme minime di protezione dell’individuo, della sicurezza alla guida, e per non farci mancare nulla, aggiungiamo anche della legge 626, che non guasta !!! Se il mondo occidentale è diventato ipocondriaco e normo dipendente, questi, a riequilibrio degli eccessi, inneggiano all’istintività e declinano sotto ogni forma le poche regole della sopravvivenza con beata inconsapevole innocenza. Anche “l’integrale” di stoffa rientra quindi nella normalità delle cose. Grandi, anzi grandissime teste di Min…dia da cui trarre qualche riflessione e spunto per un sano ringraziamento generale…
… che Visnù ci protegga … da lassù …
Day 4 – Sulle rive del Lago Sagar
15 agosto 2009 a 18:51 (Welcome India)
E’ Venerdì. Uno dei soliti pre-pre- festivi che viene santificato con assenza dal lavoro. Ci comunicano che in effetti essendo a due giorni dalla festa hanno ritenuto fosse meglio restare a casa piuttosto che presentarsi al lavoro. Con precise indicazioni tra svariate decine di inchini e scampanellii di capocce ci ufficializzano che non hanno voglia di fare granché. Fortunatamente noi abbiamo da terminare la configurazione dei PC per renderli bio compatibili alle loro applicazioni. Giuseppe, il più risoluto del gruppo, ha già preso le misure con il suo indianino di riferimento: Dorah, ovvero la vittima sacrificale. Con una sapiente miscela di inglese e barese Giuseppe si barcamena nei meandri della comprensione con il tapino del caso. Al grido di guerra di “Very Tank”, ovvero la pugliesizzazione di “Thank you very much”, Giuseppe impartisce ordini intercalati da suoni nasali quali “‘Neeehhhh …” oppure “Mouuuuu …..”, probabilmente di facile interpretazione nel dialetto Telugu e Urdu visti i risultati. In realtà Dorah comprende non la frase in se ma l’insieme del suoni e dei versi che assomigliano in modo impressionante ai comandi che si danno agli elefanti sacri.
A tutt’oggi funziona. Giuseppe, come un perfetto colonizzatore inglese dei primi dell’ottocento, gestisce le proprie esigenze con precisa modulazione della voce, sguardi spiritati e naturalmente … l’imposizione delle mani Oronzo style. Anche il sigaro gli conferisce autorità facendolo assomigliare al colonnello James Brooke, il cattivo di Sandokan. Al termine della conversazione Giuseppe congeda il malcapitato con un “ … e mo’ te ne puoi anche andare …” (N.d.R. – la frase va letta con inflessione di Palo del Colle, provincia di Bari).
Francesca invece ha trovato la sua connotazione nella gestione delle facilities. La missione è semplice e chiara: debellare il mondo da agenti patogeni ed inquinanti. La quantità di Amuchina da lei cosparsa nella stanza in cui lavoriamo è pari solamente alla piena del Po del 2002. Ogni forma di vita microscopica ha trovato la morte sotto i colpi di straccio intriso di disinfettante che Francesca ha disperso nell’atmosfera. Quelle agonizzanti non hanno scampo: domani un’altra passatina … non si sa mai! Sedie, tavoli, computer e tastiere hanno tutti passato la revisione e riportato alla luce i colori originali.
Anche la pratica della stretta di mano, la più banale tra le forme di contatto, è diventata per Francesca una questione da sala operatoria. Ieri, durante una pausa shopping, abbiamo scambiato due parole con una famigliola indiana composta da Papà, Mamma e bimbettina di un anno e mezzo circa. Il fagottino, già indipendente nei movimenti, ha attirato l’attenzione di Francesca facendo leva sul suo senso materno. Anche la Mamma, vista la dolcezza degli occhi dell’italiana, ha pensato bene di permettere alla bimba di “molestare” la dolce collega di Catanzaro. Quando la bambina ha deciso di farsi abbracciare correndole incontro con innocente slancio, Zia Francesca, memore del fatto che la creatura poteva essere infetta, si è scansata all’ultimo istante mandando a stendere l’infante come uno stuoino da bagno. Mai fidarsi degli occidentali ….
La nutrizione, o meglio l’assunzione di cibo, ricalca nelle modalità lo stesso processo operativo. Il buffet offre enormi quantità di materia organica non ben identificata e stremata a morte con salse che ne annientano ogni proprietà organolettica. Francesca assaggia tutto. Con circospezione naturalmente, ma riversa implacabilmente ogni qual cosa nel piatto. Non credo sia fame ma amore per la ricerca. L’approccio al cibo è quello ispirato dai criminologi di CSI: si documenta tutto nel caso servano prove per il decesso. Coltello e forchetta si muovono con consumata perizia per produrre la famosa incisione ad “Y” su carne, patate, verdure ed perfino sui biscotti della SAIWA.
Marco è cosa a parte. Si muove pigramente tra letto e PC e con il PC verso qualsiasi altra cosa. Installa l’installabile e promuove giochi di guerra che nel frattempo ingaggia con gli storici nemici di sempre sulla rete. Praticamente non si è mosso da casa … E’ il grafico del gruppo e da consumato fotografo sceglie, ritocca e ritaglia ogni singolo scatto di nostra produzione. E’ innovativo e ricercatore, e soprattutto sperimentatore culinario. Da buon tattico ha immediatamente presidiato un paio di cuochi del buffet dell’Hotel a cui si è presentato come il nipote di Raspelli in missione per il Gambero Rosso. Questi, pur non sapendo chi sia Raspelli e il famigerato tomo, sono obbligati dal loro senso della cortesia a subire le dotte disquisizioni di cucina piemontese e padana in generale. “Is it possible to have a Chianina steck?”… nella speranza che mai questa frase abbia ad essere pronunciata nel paese del sacro bovino, Marco si fa consigliare gli impasti più improbabili ed arditi che fantasia d’uomo abbia mai partorito. I cuochi, compiaciuti dell’interessamento (e chi credete abbia mai fatto complimenti ad uno chef indiano..??), si prodigano a proporgli a volo pindarico pietanze impronunciabili e dalla vista raccapricciante. Lui, di contro, trova il tutto di ottimo gusto e con precisione e dovizia di particolari ci relaziona sul contenuto delle amalgame che albergano sul suo piatto, improvvisando similitudini con la cucina nostrana, suggerendoci possibili accostamenti e ovviamente la degustazione.
Andrea ed io siamo ancora nella terra di nessuno. Ad oggi siamo quasi in incognito (considerando il test di trapasso di Andrea un proforma) ma ho il forte sospetto che la sorte, ampiamente aiutata dalle nostre caratteristiche, avrà modo di sbizzarrirsi e di confezionare situazioni per cui anni di personalità e dignità costruiti con fatica giorno per giorno verranno vanificati con il prossimo alito di monsone ….
… The show must go on. A domani …
Day 3 – La Compagnia delle Indie – Oronzo & Friends
14 agosto 2009 a 11:43 (Welcome India)
Tags: Fusa, Hyderabad, India, Vitia60, Vittorio
… Segue Day 3 – The Night
In questi giorni, in più di un occasione, abbiamo atteso la possibilità di mettere le mani sul famoso “Codice Virinchi”, ma ogni volta che siamo entrati in contatto con il personale dell’azienda siamo stati letteralmente rimbalzati a data da destinare. Siamo invece stati subissati di carinerie e di acqua del rubinetto ghiacciata che prontamente tornava alla fonte attraverso la rete fognaria. Ieri invece il miracolo. Si presentano due pingui figuri in grado di sfoggiare un inglese comprensibile e dotati di biglietto da visita. Il nome questa volta era assicurato. Breve introduzione mia e consueta richiesta di informazioni sul viaggio (leggi Day 2 …). Solito epiteto.
Ci informano che di lavorare non se ne parla proprio ma che essendo pre-pre-pre-festivo sarebbero lieti di godere della nostra compagnia per la serata. Il programma è da leccarsi le dita: Pub indiano. All’unisono il team partorisce un “sai che figata …” ma ahimè non possiamo esimerci. Grandi sorrisi, gesti americani di approvazione, pacche sulle spalle, strette di mano tradizionali seguite da quelle da setta segreta e un nostro afan’culo a trentadue denti. Di corsa a casa, veloce cambio di abiti e puntuali al prossimo appuntamento con la sorte: altro autista, altra avventura. E così è. Sicuro della meta ci siamo girati tutta Hyderabad e due foreste nelle vicinanze – una ancora inesplorata – abbiamo passato le ruote e il tubo di scarico della vettura sulla casa di un povero tapino che non ha trovato di meglio che “affittare” un paio di metri quadri di marciapiede per costruire la propria “villa Certosa” con stracci e cartoni. Nel frattempo l’autista ci infondeva sicurezza con un tombale silenzio.
Arriviamo con una tranquilla ora di buon ritardo. Ci accoglie all’ingresso il pingue più pingue dei due (al secolo Sreenath) e ci invita a seguirlo con fare da Boss della bassa. Le porte si aprono dinnanzi a lui ed i nostri sguardi invadono un ampio salone dal vago stile di quelli che si trovano nella profonda provincia degli stati interni dell’America. Il tutto adattato a Shiva e Visnù. Bancone al centro dello stanzone con un paio di ragazzotti che hanno il compito di mescere il bevibile. Raggiungiamo un irsuto Obelix nero all’interno di un raccapricciante privè. Il Barbaro è vestito con una camicia mutuata dalle divise dei mastri birrai di Monaco durante la famosa festa. “Salve, mi chiamo Vish …”. Trasalgo. Questo nome lo conosco e pertanto lo comprendo: è il padrone del vapore, è colui che per anni ha contaminato il mio sonno e la mia tranquillità, da ieri sera soprannominato O’Virinchione per tutti. Tutto il Codice Virinchi si può dire che nasca da lui o per colpa sua. Chissà perché me lo sarei aspettato differente: ritenevo di incontrare un corpulento businessman del centr’Asia, inguainato in un abito di foggia occidentale e di fattura locale, etti di gioielli appesi qua e la e baffetto da sparviero. Niente di tutto questo tranne che per il baffetto. Il look di O’Virinchione era quello del perfetto Tirolese con toupèe mal posizionato come copricapo. Un paio di rutti e diventiamo amici per la pelle. Il Boss dei Boss aveva fatto in modo di essere circondato da impiegate compiacenti che dessero una connotazione di opulenza e di potere alla serata. In realtà cinque povere ragazze, due sedicenti addette al MKTG e tre della Direzione delle Risorse Umane: Frignilla & Friends. Il resto del locale vedeva la presenza di pochi indigeni sparsi a sostegno delle pareti e della mobilia. Iniziano le presentazioni con gli improbabili nomi tratti dalle formule della fisica quantistica sussurrati all’orecchio con l’aggravio dell’handicap di 180 Decibel di sana techno asiatica. Il ghiaccio si rompe immediatamente come sotto la prua di una nave da rotte artiche e si risalda nei pochi istanti successivi esaurito l’unico argomento di conversazione: “come ti chiami?”. Dai miei colleghi di viaggio non viene alcuna ispirazione, dai dipendenti di O’Virinchione altrettanto se non interminabili sguardi e sorrisi. Le squadre sono ormai schierate: noi contro loro. Chi resisterà di più a non dire nulla? Mi immolo alla causa nella speranza di creare un fragile legame molecolare; mi avvicino ad una delle Marchettare e accenno alla necessità di avere indirizzi per fare shopping selvaggio. Sorridono e chiudono il sipario. Nel frattempo cominciano ad affluire timidamente bottiglie di birra (la scelta prevedeva un solo marchio) e con fare da consumati cowboy incrociamo i colli delle bottiglie inscenando gioia e spensieratezza per l’eccezionale opportunità di divertimento. Ci raggiungono anche dei simpatici snack a base di montone, pollo, pesce di lago e verdure non ancora riconosciute tra quelle del mondo vegetale censito, il tutto con lo stesso sapore ammazzato da vagonate di peperoncino. La musica come sempre viene in soccorso a coloro che agonizzano e al grido di Francesca di “Andiamo a ballare!!!” ci spostiamo di 80 centimetri cominciando ad attorcigliarci su noi stessi. Le birre trovano sempre più frequentemente la via del privè, seguite da una carovana di tequila ed un’altra di presunta Vodka al sapore di Chillit Bang. Il resto è epopea. Giuseppe si trasforma nell’alter ego del mago Oronzo roteando mani, braccia ed occhi ormai spiritati dall’abuso di alcool e dall’incredibile livello di testosterone. Marco viene monopolizzato dal dott. Goebels che gli propone esperimenti di genetica, Francesca trascina Andrea nelle danze risucchiandosi dietro tutta la trouppe di Bollywood. A questo punto siamo salvi: parlare non è più necessario e comunichiamo a botte di gridolini e smanacciate. Uno dei primi riporti di O’Virinchione, il responsabile della filiale Statunitense di Vichy, si dimena sino agli spasmi proponendo mosse da Primate in calore. La serata è in discesa, tutto procede secondo il previsto guidato da un’attenta regia volta alla minore integrazione possibile, sino a quando decidiamo di lasciare l’allegra compagnia ed un conto da saldare di una settantina di birre ed ammennicoli vari. Montone e alghe incluse. Sorvolo sul viaggio di ritorno e sulle profferte d’amore del team rivolte al malcapitato autista …. Un caffè rubato nella camera di Francesca ed Andrea e ci schiantiamo in coma vigile nelle rispettive camere. Domani è già pre-pre-festivo e vedrai che nessuno di loro lavorerà. In compenso sarà necessario comperare dei bigodini per raccogliere le occhiaie …
… segue Day 4 …











